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Comunicato Stampa

29 novembre 2006

The Smile at the Foot of the Ladder # 1
hip hop judensau america
Tamy Ben-Tor

Un progetto sulla performance a cura di Marianna Vecellio

Augusto è più di un clown: è una stella.
Il pubblico lo adora quando, ai piedi della scala, fisso il sorriso al cielo, si siede in contemplazione.
Le imperscrutabili ambientazioni e il progressivo trasformarsi in una paradossale tragedia surreale donano al racconto di Henry Miller, The smile at the foot of the ladder un vago sapore beckettiano, che lo rende da una parte semplice, come le parole che porta: sorriso, piede, scala; dall’altra irrisolvibile, come il tema che affronta: l’identità dell’uomo e lo spazio della sua messa in atto, il reale.
É un racconto nel racconto: “Un racconto di fantasia - dice Miller -  ma cosa è la fantasia se non la realtà stessa?”. É un racconto dell’uomo che si cerca nell’uomo: il clown, antieroe per eccellenza, e del suo riscatto a vittima attiva; del mascheramento e dello svelarsi; del palco, inteso come luogo deputato e dello spazio immaginato, recitato. É un racconto che scava nella temporalità e nella spazialità dell'azione performativa, come metafora dell'essere: una personificazione e incorporamento di noi stessi che testimoni la ricezione del vivere.
Erwin Goofmann sostiene che l’importanza della performance sia di stabilire un’identità sociale in funzione di atti quotidiani, mentre il confine nel racconto sembra essere talmente labile - augurio che Allan Kaprow fa all’arte - da scomparire. E soprattutto è un racconto che chiude con una morte che è un’esortazione a fluire con la realtà e il suo tempo. The Smile at the Foot of the Ladder invita tre giovani artisti, Tamy Ben-Tor, Planning to Rock e Ragnar Kjartansson, che da sempre fanno della performance la loro forma d’arte privilegiata.
Tamy Ben-Tor (1975, Israele), costruisce complesse messe in atto in cui il travestimento, il linguaggio, la musica e il testo si fondono in un immaginario contemporaneo ipnotico e conturbante. Tamy Ben-Tor si sdoppia, si moltiplica, si trasforma; si usa e si abusa; si osserva dall’esterno, tramutata in un pupazzo o nel vessillo per il testo. Usa l’azione e la scena come spazio di realtà stessa, per trasferirvi le nevrosi, l’idiozia e l’assurdo, per miscelare in un impasto isterico, satira, stereotipi e memorie culturali.

Prossimi appuntamenti 2007:
Planning to Rock - Germania/Gran Bretagna # 2
Ragnar Kjartansson - Islanda # 3